INIZIAMO A CAPIRCI QUALCOSA!

LA LUNGA BATTAGLIA PARTE DALLA CONSAPEVOLEZZA. MY PERSONAL EXPERIENCE.

Quando ho preso coscienza del mondo del Fast Fashion, quando ho scoperto cosa c’era dietro quel vestitino comprato da Zara a 30€ che mi piaceva tantissimo (e che tutt’ora è nel mio armadio), sono diventata ciò che io definisco “un’estremista”. Ovvero, arrabbiata e disgustata com’ero, non ho più acquistato nulla. Il mio guardaroba è rimasto fermo per ben otto stagioni.
La notizia di donne e uomini sfruttati fino allo sfinimento, maltrattati per pochi spiccioli al fine di confezionare capi per le grandi industrie del fast fashion che devono soddisfare la nostra voglia di avere tutto, averlo subito e a basso costo mi sembrava una follia!
Penso sia stata proprio questa notizia a farmi comprare la mia prima macchina da cucire e a spingermi a creare io stessa degli abiti. Realizzando vestiti da me e per me, non sfruttavo nessuno: seduta comodamente sul tavolino della roulotte (erano i tempi Cretesi per intenderci) mi allenavo e mi divertivo a confezionare vestiti e gonne imitando le collezioni che vedevo nelle vetrine passeggiando per Rethymno.

In quel periodo ho capito cosa volevo fare “da grande”, ma ho anche realizzato che non potevo continuare a passare ore e ore a confezionare abiti per me: mi sarebbe anche piaciuto acquistarne da altri brand (creare abiti non è così semplice: lo disegni, capisci dove vanno le cuciture e i vari inserti, prendi la stoffa adatta e tutto il resto del materiale, fai il cartamodello, fai il campione e poi finalmente lo realizzi sul tessuto. Capite che non può costare poco poco. Capite anche che non potevo stare tutta la vita dietro al mio guardaroba).
Ma non potevo neanche più comprare nei Fast Fashion. Non se ne parlava proprio di entrare da Zara, H&M, Primark o cliccare sul sito Forever21.

USCIRE DALLA COMFORT ZONE.

E allora cosa potevo fare? CI SONO SEMPRE DELLE ALTERNATIVE mi sono detta. Bisogna semplicemente uscire dalla comfort zone. Aprire la mente ad altre possibilità. Non esiste solo il fast fashion in questo mondo!

Ho così scoperto tanti brand dalla filosofia Slow, Etica e Sostenibile. Ne ho trovati tantissimi al dire il vero. La lista è lunga e in un altro post ve ne indicherò alcuni.

Ma adesso focalizziamoci su queste tre definizioni e capiamo meglio questo nuovo modo di concepire l’industria dell’abbigliamento. E magari la prossima volta che vorrete fare dello shopping lo farete con la mente più aperta, chiara e cosciente!

UN’ALTRA REALTA’.

Innanzitutto la moda slow, etica e sostenibile è una filosofia consapevole di consumo che informa il consumatore e lo educa ad acquistare capi fatti per durare nel tempo, realizzati da manodopera retribuita equamente e con materiali di qualità, possibilmente ecosostenibili. Queste tre definizioni hanno criteri molto simili presenti all’interno della loro produzione, ma una differenza esiste.

PER SEMPLIFICARE.

Lo SLOW FASHION, al contrario del fast fashion, consiglia l’acquisto di prodotti di qualità, destinati a durare nel tempo, realizzati con materie prime certificate e la manodopera pagata equamente. I ritmi di produzione dell’abbigliamento “rallentano”: lo slow fashion arriva a produrre anche una sola collezione all’anno (non abbiamo bisogno di troppi vestiti, ricordatevelo!). Immettono sul mercato capi d’abbigliamento che sopravvivono alle mode e che possono essere indossati per anni senza perdere il loro fascino e la loro qualità.

Quando si parla di MODA ECO – SOSTENIBILE (nello specifico), si sta parlando di brand, produttori tessili, stabilimenti di confezionamento che si impegnano a ridurre l’impatto ambientale dell’industria della moda, per esempio eliminando le sostanze tossiche dai tessuti, riducendo lo spreco di acqua e di energia o utilizzando materiali riciclati (persino nel packaging!).

La MODA ETICA si impegna di più nel sociale: si interessa, per esempio, in particolare alle condizioni di lavoro degli operai negli stabilimenti dei grandi marchi. Sono molto importanti anche i progetti umanitari che cercano di sviluppare l’economia di alcune comunità sottosviluppate.

APPROFONDIMENTI:

LifeGate

EcoWarriorPrincess.net

Fashion Revolution