TI SEI MAI CHIESTO COSA C’E’ DIETRO AL FAST FASHION? CHI HA PRODOTTO I TUOI VESTITI? IN CHE CONDIZIONI? CON CHE MATERIALI?

MA COS’E’ IL FAST FASHION? In questo post ti spiegherò in parole semplici semplici cos’è il fast fashion. Lo faccio perché tutti (chi ama la moda e chi non l’ama) hanno a che fare con l’industria della moda: tutti indossiamo degli abiti, no? Nessuno oserebbe andare in giro nudo. Personalmente, mi piace la mia nudità. Ho vissuto nuda nella mia bellissima isola Greca, come mamma m’ha fatta ed è stata un’esperienza incredibile, che tutti dovrebbero sperimentare almeno una volta nella vita. Però, si sa, a parte queste piccole parentesi, nella vita di ogni giorno usciamo di casa vestiti. Che la moda ci piaccia oppure no. Una piccola riflessione e alcuni dati vi faranno capire come quest’industria stia distruggendo il nostro pianeta e uccidendo degli esseri umani. Abbiamo disperatamente bisogno di una buona dose di informazione (me compresa).

FAST FASHION. Letteralmente “moda veloce”, si tratta di un’industria della moda che imita le collezioni viste in passerella e cerca di riprodurle ottimizzando i tempi. Per fare degli esempi, Zara, H&M, Forever 21, Primark – aaah sì, proprio Primark, quel brand per cui hai tirato i capelli a quella davanti a te durante il BlackFriday e quel brand per il quale ti sei fatta mille selfie durante l’apertura a Milano! (ma ce ne sono tanti altri). Quindi, il fast fashion riesce a produrre in due settimane una collezione (in un anno ne produce dalle 11 alle 20, si si hai capito bene), sfruttando la manodopera e utilizzando materiali scadenti e nocivi per la tua pelle e per il nostro pianeta. Il fast fashion ti offre una maglia a 5€. Il fast fashion ti fa sembrare ricco perché hai un armadio pieno zeppo di vestiti (scadenti) comprati per pochi spiccioli.
Essendo una fashion designer so qual è il processo dietro alla produzione di una collezione. Due settimane sono poche (pochissime). E non può venire fuori una maglia da 5€. Un vestito da 15€. Un pantalone da 19,99. Impossibile. Ma il fast fashion può. Perché? Perché loro, con il nostro aiuto, l’hanno fatto diventare normale. Normale danneggiare il pianeta, normale sfruttare la manodopera, normale acquistare un abito a 10/15/20€. Ma tutto questo non è normale, lo sai? Adesso sì, forse. Ma andiamo avanti.

LA SITUAZIONE. La gente acquista molti più vestiti oggi che in passato. Anzi, non ne ha mai acquistati così tanti come adesso. E non di certo perché è più “ricca”. O perché sta vivendo un meraviglioso periodo di benessere. Tu, si proprio tu, compri più vestiti perché non dai valore al tuo acquisto. Mi dirai che nella vita sono più importanti altre cose, mica un vestito! Beh certo, lo so. Tipo, è importante la vita di una persona, la sua famiglia, il nostro pianeta. Se dessi un po’ più di valore e se sapessi cosa c’è dietro a quel tuo acquisto, forse forse non BUTTERESTI quell’abito dopo un paio di volte che lo hai indossato perché tanto è costato solo 20€ no?

ECCO I 6 MOTIVI PER CUI NON COMPRO PIU’ FAST FASHION

1  L’INDUSTRIA DELLA MODA E’ LA SECONDA INDUSTRIA PIU’ INQUINANTE  DEL PIANETA. Sì, seconda solo al petrolio.
Il 20% dell’inquinamento idrico viene prodotto dal trattamento e dal processo di tintura dei tessuti; la produzione di fibre è responsabile dell’utilizzo del 18% dei pesticidi e del 25% di insetticidi usati nel mondo.

2 UTILIZZO DI MATERIALI NOCIVI E SCADENTI. 100% COTONE, FIGO VERO? NO! Il 90% del cotone che viene prodotto per le industrie del fast fashion (e non solo) è geneticamente modificato, pieno di pesticidi e ha bisogno di un sacco di acqua. I tessuti utilizzati nel fast fashion sono di pessima qualità perché NON DEVONO DURARE nel tempo. Ovvero, il fast fashion fa in modo che tu getti i vestiti il prima possibile e compri compri compri…

3 SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE AMBIENTALI. Lo sapevi che ci vogliono circa 2600 litri d’acqua per produrre abbastanza cotone per una shirt? Si hai capito bene. Solo una. Ci vuole un sacco di energia. E per 1kg di tessuto vengono generati in media 23kg di gas a effetto serra.


4 SFRUTTAMENTO DELLA MANODOPERA. Non voglio commenti del genere “è così che va il mondo” perché siamo noi responsabili di come va il mondo. Quindi siamo noi in questo momento responsabili di tutte quelle donne (perché sono soprattutto donne, se non bambini) che lavorano 14 ore al giorno (e guai se fanno pausa) in condizioni pessime e ricevono, forse, 12$ al mese. Respirano sostanze tossiche, sono esauste, non ricevono nessuna tutela. Tutto questo per un vestito a 10 euro che tu comprerai, indosserai solo un paio di volte e getterai nella spazzatura.

5 NON C’E’ CREATIVITA’. Il fast fashion non crea nulla di nuovo. Non realizza pezzi unici e originali. Bensì copia i grandi designers o gli artisti di tutto il mondo.

6 CI VOGLIONO TUTTI UGUALI, MA MI DISPIACE IO SONO UNICA. COME TE. Tutti questi vestiti che l’industria del fast fashion produce, sono tutti uguali. E ti vesti esattamente uguale a tante altre. Ma sono molto felice di informarti che sei unica. E puoi scegliere un tuo stile personale. Ed essere diversa dalla massa del fast fashion.

RIASSUNTO. Oggi l’industria della moda è sinonimo di sfruttamento ed è nociva per il nostro pianeta. E sì, ha bisogno di un disperato e radicale cambiamento. Noi, tutti assieme, possiamo nel nostro piccolo fare una grande differenza. Parte tutto da noi, dalle nostre azioni. Amiamo la moda, ma non vogliamo che i nostri vestiti siano realizzati al costo della vita di un essere umano e del nostro pianeta. Ma allora, cosa vogliamo? Semplicissimo: un’industria della moda più etica, trasparente e sostenibile. Giusto? Sì sì, giusto.

MY PERSONAL EXPERIENCE. A me sembra facile e chiaro. La mia personale esperienza? Anche io ero una fashion addicted orgogliosa del mio acquisto a 10€! Cosa ha risvegliato la mia coscienza? Inizialmente il mio stile di vita in Grecia (mi ha liberata). E poi accadde questo: sono stata scioccata da quel che successe al Rana Plaza (andate a documentarvi su questa triste storia). Ho appreso come vengono realizzati gli abiti che indossavo. Mi sono sentita responsabile, mi sono vergognata, mi sono arrabbiata. E poi ho agito. Un po’ estremista inizialmente: due anni di astinenza da shopping. Il mio guardaroba, soprattutto quello estivo, ha ancora e fortunatamente e orgogliosamente degli abiti di 10 anni fa. In ottime condizioni. Dopo il periodo di astinenza mi sono documentata sullo slow fashion, sui brands più etici ed ecosostenibili. Ne ho trovati tanti. Tutti online. E, per la prima volta dopo due anni, ho fatto dello shopping. Ho acquistato eticamente. Tutti vestiti slow fashion. E’ stato facile. E presto vi racconterò come.

NOTA. L’etica e l’ecosostenibilità non si devono limitare alla moda. Ma estendersi all’alimentazione, ai trasporti, alle azioni di tutti i giorni. Io mi occupo di moda e qui vi riporto tale realtà.

LINKS UTILI per approfondire:

LADIES AND GENTLEMEN, IL PROSSIMO POST PARLERA’ DI ETHICAL, SUSTAINABLE E SLOW FASHION. Che ne dite? Un altro passetto in avanti. Intanto riflettete su quanto detto oggi.

XOXO

I.L.A.